Una delle riflessioni più inaspettate emerse dai progetti pilota di TOY4Participation non riguarda soltanto bambine e bambini, ma anche le persone adulte.
Recentemente i membri di ISSA hanno collaborato alla realizzazione di una sperimentazione in diversi Paesi europei, con l’obiettivo di integrare la partecipazione di bambine e bambini nella pratica quotidiana. In contesti molto diversi tra loro, numerose educatrici ed educatori, genitori e genitrici, facilitatrici e facilitatori hanno raccontato di aver inizialmente provato incertezza rispetto a cosa significasse, concretamente, favorire la partecipazione delle persone più piccole. Alcuni temevano che dare maggiore spazio alle decisioni di bambine e bambini avrebbe creato disordine o reso più difficile la gestione delle attività quotidiane. Altri dubitavano che bambini e bambine così piccoli fossero realmente in grado di prendere decisioni significative. In alcuni contesti, soprattutto lavorando con bambini e bambine con disabilità o che avevano vissuto esperienze traumatiche, le preoccupazioni riguardavano principalmente la sicurezza.
Con il tempo, però, molti gruppi di lavoro hanno raccontato come queste convinzioni abbiano iniziato a cambiare grazie all’osservazione e alla pratica.
In Bulgaria, ad esempio, educatrici ed educatori hanno inizialmente trovato difficile concedere maggiore autonomia a bambine e bambini, soprattutto nei gruppi frequentati da persone con disturbo dello spettro autistico o con disabilità multiple. Hanno quindi iniziato a sperimentare piccoli cambiamenti. Senza eliminare la struttura delle attività, hanno offerto maggiori possibilità di scelta durante la routine quotidiana. Ad esempio, chi incontrava difficoltà nel momento del riposo poteva dedicarsi inizialmente ad attività tranquille, come la lettura, fino a quando non si sentiva più sereno e pronto a rilassarsi.
È interessante notare come diverse educatrici e diversi educatori abbiano scoperto che concedere a bambine e bambini maggiore spazio di scelta rendeva l’ambiente più tranquillo, anziché più caotico. Anche la ricerca evidenzia che la partecipazione modifica la relazione tra persone adulte e minori, aiutando chi educa a passare da un ruolo prevalentemente direttivo a uno maggiormente orientato all’osservazione, all’ascolto e al sostegno dell’autonomia di bambine e bambini (Horgan, 2024).
In Slovacchia, molti genitori e molte genitrici si sono inizialmente mostrati sorpresi nel vedere che erano bambine e bambini a scegliere le attività, anziché gli adulti. Facilitatrici e facilitatori hanno quindi avviato un dialogo continuo con le famiglie per spiegare cosa significhi realmente partecipazione. Hanno sottolineato che partecipare non significa eliminare regole e confini, ma creare maggiori opportunità affinché le preferenze e le opinioni di bambine e bambini possano trovare spazio all’interno di routine sicure e ben strutturate.
In diversi Play Hub, inoltre, facilitatrici e facilitatori hanno iniziato a osservare quanto rapidamente le persone adulte tendano a intervenire per risolvere problemi, dirigere le attività o prendere decisioni prima ancora che bambine e bambini abbiano il tempo di farlo autonomamente. Con il tempo, molti gruppi hanno raccontato di essersi sentiti sempre più a proprio agio nel rallentare, osservare con maggiore attenzione e lasciare alle persone più piccole lo spazio necessario per negoziare, decidere ed esprimersi secondo le proprie modalità.
In Ucraina, facilitatrici e facilitatori hanno osservato che alcuni bambini e alcune bambine comunicavano con facilità all’interno del gruppo, mentre altri riuscivano a esprimersi meglio attraverso il movimento, il gioco o le conversazioni individuali. Anziché affidarsi a un’unica modalità di partecipazione, i gruppi hanno ampliato le opportunità attraverso cui bambine e bambini potevano esprimersi. Questo approccio riflette una crescente consapevolezza del fatto che le persone più piccole comunicano in molti modi diversi: attraverso il movimento, il gioco, il disegno, il racconto, il silenzio o le interazioni quotidiane, e non soltanto attraverso il linguaggio verbale (Clark & Moss, 2011).
A Zagabria, in Croazia, le coordinatrici hanno raccontato quanto fosse diventato importante garantire un senso di sicurezza emotiva ai bambini e alle bambine rifugiati/e che avevano vissuto episodi di esclusione e bullismo. Invece di portare avanti il programma previsto, che includeva attività con ospiti sconosciuti ai bambini, il gruppo ha scelto di modificare il percorso mettendo al centro la costruzione di relazioni di fiducia. Questo cambiamento ha permesso, nel tempo, a bambine e bambini di sentirsi sufficientemente sicuri da esibirsi in pubblico durante il carnevale cittadino.
Nel corso dell’intero progetto, molte persone adulte hanno iniziato a descrivere la partecipazione non tanto come una tecnica, quanto come un diverso modo di osservare bambine e bambini.
Osservare chi prende la parola per primo.
Chi esita.
Chi tende a seguire gli altri.
Chi si esprime attraverso il movimento più che con le parole.
Chi ha bisogno di più tempo.
Per molte educatrici e molti educatori, genitori e genitrici, facilitatrici e facilitatori, questo processo ha gradualmente trasformato il modo di guardare alle capacità, alla fiducia, alla sicurezza e allo sviluppo di bambine e bambini.
Bibliografia:
Clark, A., & Moss, P. (2011). Listening to young children: The Mosaic approach. National Children’s Bureau.
Horgan, D. (2024). A literature review on methodologies for consulting with children birth to 5 years. Hub na nÓg & Department of Children, Equality, Disability, Integration and Youth.
