Fermento culturale a Tor Bella Monaca

Sabato 22 Ottobre fermento a Largo Mengaroni.

Pomeriggio all’insegna del ritmo con il laboratorio di breakdance tenuto dagli arteducatori della 21Luglio, e serata di riflessioni e stimoli intellettuali con la presentazione del libro “Per voce estranea” di Alessandro Petronio.

Grazie alla presenza dell’autore, psicologo che vive e lavora a Reggio Calabria e che si occupa di neuropsicologia, ricerca valutativa in ambito sociale e formazione, e grazie alla presenza di un interessato e partecipe pubblico, ci si è avventurati nella scoperta di un testo ricco di temi e di letture a più livelli. Il filo conduttore della narrazione e dell’interazione con gli uditori è stato il tema della libertà e della non casualità degli eventi, ogni circostanza si realizza nel momento più opportuno, come l’arrivo dell’opera al Cubo Libro.

“Per voce estranea” ha scelto da solo il suo destino, dopo un riposo di dieci anni si è presentato a Tor Bella Monaca per il suo primo esordio pubblico e ha svelato le sue voci, quella del protagonista e non solo.

Per poter scoprire di più su questo libro a più voci, troverete nella piccola ma ben fornita biblioteca Cubo Libro numerose copie a vostra disposizione. Vi aspettiamo!

E dopo le foto potete trovare un interessante contributo dell’autore sull’esperienza trascorsa insieme: “Una sera a Tor Bella Monaca…”.

Un articolo nell’articolo…

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Una sera a Tor Bella Monaca… (di Alessandro Petronio)

…c’era la gente che ascoltava un racconto e una persona che parlava di un libro. Dentro quel libro la storia di una persona che vuole raccontare storie ma gli accade di essere raccontato, suo malgrado, e forse è addirittura meglio così, perché sarà un gesto d’amore a renderlo libero.

Dentro quel libro, c’era anche Tor Bella Monaca, o una città o una periferia di città che vuole determinarsi da sola, malgrado i progettisti, quelli che la volevano raccontare a modo loro ma forse non ci sono riusciti. Perché a raccontare storie di periferia non sono quasi mai riusciti a essere i progettisti, gli urbanisti, gli architetti, i politici istituzionali. Purtroppo, molte volte non c’è neppure riuscita la gente, che in quei luoghi abita, a raccontare i propri spazi e le proprie comunità con racconti che si svolgono e vanno a finire come si vorrebbe, come si desidera e come si sogna.

“…Ma credere che la città ci avesse preso la mano era concesso solo a certi paranoici visionari. Oggi è molto più accettabile utilizzare spiegazioni che prescindono dalla volontà dell’uomo o dalla politica edilizia. Lo spazio urbano si autodetermina, condiziona le decisioni architettoniche degli uomini, sia quelle che vengono vissute come grandi risultati estetici sia quelle citate nei manuali dello scempio..”

Questo è scritto nel libro che, malgrado l’autore, ha deciso di agire la sua epifania dentro al Cubolibro, di far uscire la voce delle sue parole scritte nel cuore di una parte di città che nel corso del tempo si è determinata da sola, malgrado tutto.

Come è possibile, allora, accettare l’idea di essere abitanti e cittadini di un luogo che appare indifferente agli uomini che sono entro i suoi confini e vi trascorrono la loro vita, l’unica cosa che hanno? Non ci sono risposte immediate che possano suonare plausibili o convincenti e neppure rassicuranti. Facciamo poi l’ipotesi che si sapesse da prima che le cose sarebbero andate a finire così, Tor Bella Monaca citata a livello nazionale e internazionale come esempio del degrado urbano e della frattura del tessuto comunitario (si chiama analisi controfattuale, ma non è importante), facciamo finta che lo immaginasse chiunque sapeva che sarebbe andato a stare là a TBM e trascorrere gran parte del tempo dell’unica cosa che possiede. Facciamo solo finta. Facciamoci questa domanda. Anche questa domanda non ha apparenti risposte intuitive, plausibili o rassicuranti. Messa così è una faccenda sconsolante, per certi versi agghiacciante, ci raffigura come fossero impotenti ombre prive di possibilità di scelta e di determinazione, di ogni possibilità tranne la più consueta risposta, “un giorno me ne andrò via da qui”. Un giorno, ma oggi? E dove? In un altro luogo che è indifferente a me allo stesso modo di questo da cui vorrei (ma non posso) fuggire? E’ agghiacciante.

Facciamo un’altra finta. Immaginiamo il protagonista del libro attorno al quale si sono incontrare le persone a Tor Bella sabato 22 ottobre, immaginiamo che lui avesse potuto intuire quello che lo aspettava, tutti i dolori e le sofferenze e le minacce alla sua persona conseguenti all’idea di scrivere un romanzo. Lo avrebbe fatto? Forse no, forse sì, chissà. Però, leggendo tutta la storia del protagonista, sappiamo (e lo sapremo solo alla fine, o verso la fine) che il suo destino e quello del libro che ha voluto, con tanto sforzo, scrivere, non sono affatto legati a filo doppio, sappiamo che la sua storia personale di uomo è legata strettamente alla capacità di narrazione di altre persone, oltre che alla sua involontaria capacità di raccontarsi.

Infine facciamo un altro gioco, un gioco delle parti. Cambiamo i ruoli in questa storia, TBM diventa il libro scritto da qualcuno che voleva raccontare la storia di un quartiere moderno, di una periferia indipendente dalla città-madre, libro/quartiere che prende una sua indipendente strada, malgrado colui, o coloro, che lo avevano scritto/immaginato. Allora potrebbe essere che anche il racconto di TBM potrebbe prendere la via di quello del romanzo raccontato nel libro, quella di scomparire per lasciare posto a un altro racconto, più vero, intenso e emozionante. Nel libro “Per voce estranea” questo cambiamento avviene quando cambia la voce narrante, anch’essa estranea alla storia iniziale, una donna innamorata inizia a raccontare un’altra storia che sembra avere più senso, più intenzionalità, maggior prospettiva e senso di compimento.

Ecco che arriva l’ultimo gioco. La donna/comunità innamorata può iniziare a raccontare un’altra storia di Tor Bella Monaca? Una storia dove lo sguardo innamorato si focalizza sulle cose sostanziali, sull’oggi e sul qui, sul valorizzare tutto il bello e il buono che può venire da uno sguardo innamorato e allo stesso tempo preoccupato e intenso come quello della donna che restituisce la libertà al protagonista del libro che ha deciso di agire la sua epifania a Tor Bella Monaca,

Tor Bella Monaca ha tanti suoi innamorati, che hanno tutta l’intenzione di raccontare una storia diversa, non una storia del passato di rammarico, da cui non si può comunque prescindere, non una storia di un futuro imponderabile, fatto di fughe e abbandoni o di abbattimenti e ricostruzioni in altra forma e sostanza, non quelle storie. Gli innamorati di Tor Bella Monaca, com’erano tutti quelli raccolti attorno a un libro la sera di sabato 22 ottobre, vorrebbero raccontare una storia del presente e costruirla giorno per giorno, oggi dopo oggi.

Chi c’era, quella sera, al Cubo Libro, lo sapeva bene di sentirsi dentro una storia sofferta d’amore e sapeva che è da là che può iniziare un altro racconto, ci sono tutti gli elementi, ci sono le donne e gli uomini, ci sono le emozioni e i sentimenti, ci sono gli spazi; ad esempio c’è di nuovo il Fienile, finalmente libero, posto da cui si possono raccontare storie meravigliose. E c’è tutto il tempo, l’infinito quotidiano, perché oggi è assolutamente oggi.

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