Il 13 ottobre abbiamo partecipato a un incontro internazionale dedicato alle sfide dell’educazione in Europa “Beyond academic performance. A European dialogue on the future of education“, organizzato da UniCredit Foundation, insieme a Junior Achievement Europe e Teach For All, presso l’Associazione della Stampa Estera a Roma. L’intera conferenza si può vedere direttamente qui .
Siamo state invitate in quanto partner del progetto europeo #Hubs4Teens finanziato da UniCredit Foundation, attraverso il quale lavoriamo con tre scuole del territorio romano: l’Istituto Comprensivo Acquaroni, il Liceo Amaldi e l’Istituto Comprensivo Elisa Scala. Un progetto che vuole contribuire a contrastare la dispersione scolastica, rafforzando la partecipazione degli adolescenti e la collaborazione tra scuola, famiglie e territorio.
L’incontro è stato un’occasione importante per confrontarci con i dati della ricerca internazionale e riflettere su quanto questi ci raccontino anche della realtà che incontriamo ogni giorno nel nostro lavoro.
Ad aprire la conferenza è stato Andreas Schleicher, Direttore per l’Istruzione e le Competenze dell’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), che ha presentato alcuni risultati delle indagini PISA 2025.
È seguita una tavola rotonda con Silvia Cappellini, Direttrice di UniCredit Foundation, Salvatore Nigro, CEO di Junior Achievement Europe, Andrea Pastorelli, responsabile europeo di Teach For All, e lo stesso Schleicher, moderata dalla giornalista Tatjana Đorđević.
Il confronto ha riguardato soprattutto il modo in cui possiamo trasformare le evidenze scientifiche in azioni concrete, capaci di incidere sulle opportunità educative dei ragazzi e delle ragazze.
L’intelligenza artificiale non è necessariamente un aiuto all’apprendimento
Uno dei dati che ci ha colpito riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte degli studenti e delle studentesse.
Secondo i dati presentati, coloro che utilizzano l’IA per svolgere le attività scolastiche, come riassumere testi, scrivere elaborati o fare ricerche, ottengono mediamente risultati inferiori in scienze rispetto a chi non la utilizza. La differenza è di circa 20 punti PISA, equivalente a circa un anno di scuola.
Questo, però, non significa che l’intelligenza artificiale peggiori necessariamente l’apprendimento, ma che il suo utilizzo, da solo, non garantisce risultati migliori. Infatti, gli studenti e le studentesse che utilizzano regolarmente l’IA per scopi generali e che hanno avuto a scuola l’opportunità di sviluppare competenze per usarla in modo critico e consapevole tendono a ottenere risultati leggermente migliori.

Il problema principale è che queste opportunità formative sono maggiormente accessibili a chi proviene da contesti socioeconomici avvantaggiati.
Quindi si apre il rischio di nuove disuguaglianze, non soltanto tra chi ha accesso alle tecnologie e chi non lo ha, ma anche tra chi possiede gli strumenti per utilizzarle consapevolmente e chi no.
Per coloro che, come noi, lavorano ogni giorno a contatto con minori e giovani, credo che questo dato ci possa far riflettere sulla necessità di accompagnare chi si sta formando a comprendere le potenzialità dell’Intelligenza artificiale, ma anche i limiti, di modo che possano sviluppare autonomia e pensiero critico.
L’importanza delle relazioni nell’apprendimento
Un altro aspetto che abbiamo trovato particolarmente significativo e conferma i dati delle ricerche che abbiamo svolto nell’ambio del progetto #Hubs4Teens riguarda il ruolo delle relazioni, in particolare con le figure di riferimento.
I dati PISA 2025, infatti, mostrano quanto siano importanti le relazioni che gli studenti e le studentesse costruiscono con gli insegnanti e con le proprie famiglie per avere un percorso scolastico di successo. Se chi va a scuola sente il sostegno dell’insegnante, percepisce il suo interesse, sa di poter chiedere aiuto quando incontra una difficoltà, riesce a raggiungere risultati scolastici migliori.
Secondo Andrea Pastorelli di Teach for All, ci sono tre aspetti fondamentali su cui l’insegnante può lavorare per facilitare la motivazione dei suoi studenti e delle sue studentesse:
- Avere grandi aspettative di successo dei propri studenti e delle proprie studentesse, credere in loro e nel loro potenziale, e mostrarlo in classe.
- Aiutare gli studenti e le studentesse a esperire il successo scolastico.
- Lavorare sulla loro leadership e dar loro voce, renderli/e protagonisti/e.
Analogamente, il coinvolgimento e l’interesse che mostrano le famiglie è di fondamentale importanza.
Da come si può notare nell’immagine che segue, basterebbe chiedere ai propri figli o alle proprie figlie, almeno una volta alla settimana: “Come è andata a scuola, oggi?”, perché ciò diventa un’occasione per comunicare il proprio interesse, per fermarsi ad ascoltare, per riconoscere le difficoltà star loro accanto e per condividere esperienze importanti come la scuola.

Naturalmente non è la domanda in sé a fare la differenza, ma la qualità della relazione che può esprimere.
Questo aspetto ci sembra particolarmente importante nel nostro lavoro con le famiglie che vivono situazioni di vulnerabilità. A volte il sostegno alla genitorialità viene pensato soprattutto come trasmissione di competenze educative, mentre crediamo sia fondamentale aiutare i genitori a riconoscere il valore della propria presenza e della relazione con i figli, anche attraverso piccoli gesti quotidiani.
Non servono necessariamente grandi risorse economiche o competenze scolastiche elevate per manifestare interesse verso ciò che un figlio vive a scuola. È però importante riconoscere che non tutte le famiglie hanno le stesse condizioni e possibilità per offrire questo sostegno, ed è anche qui che i servizi educativi e la comunità possono svolgere un ruolo importante.
Le disuguaglianze educative: 101 punti di differenza in Italia
Tra i dati presentati, uno in particolare richiama direttamente il lavoro che svolgiamo nei nostri territori più vulnerabili.
In Italia, il divario nei risultati PISA 2025 tra gli studenti e le studentesse appartenenti alle fasce socioeconomiche più avvantaggiate e quelli delle fasce più svantaggiate raggiunge i 101 punti, secondo il confronto internazionale illustrato da Schleicher.
È una differenza enorme, che ci dice quanto le condizioni economiche, sociali e culturali in cui si cresce continuino a incidere sulle opportunità di apprendimento.

Come si può notare dal grafico, i quartieri “alti” italiani si trovano sulla stessa linea di quelli canadesi e australiani, mentre i quartieri “bassi” si avvicinano ai punteggi del Kazakistan. Questo conferma un dato di cui siamo estremamente consapevoli e che ci porta a svolgere ogni giorno il nostro lavoro in collaborazione con scuole, istituzioni e comunità: chi nasce e cresce in un contesto svantaggiato può incontrare maggiori ostacoli nell’accesso alle opportunità culturali, educative e relazionali; ostacoli che non dipendono dalle sue capacità o dalla sua motivazione, ma dalle condizioni nelle quali si trova a crescere.
La dispersione scolastica, ad esempio, non può essere compresa senza considerare anche il contesto sociale, le relazioni, il senso di appartenenza alla scuola, le opportunità presenti nel territorio e la possibilità di immaginare un futuro diverso.
Queste riflessioni si collegano direttamente al progetto Hubs4Teens, che stiamo realizzando nelle tre scuole coinvolte. Il nostro lavoro è partito dall’ascolto degli studenti e delle studentesse, del personale docente, delle famiglie per capire quali sono i fattori che possono favorire o ostacolare la partecipazione alla vita scolastica, con l’obiettivo di costruire interventi che rispondano ai bisogni reali di chi va a scuola, o smette di andarci.
Un elemento centrale del progetto è la collaborazione tra scuole, famiglie, associazioni e servizi territoriali, attraverso la costruzione di gruppi di lavoro locali, Local Action Teams, che possano condividere responsabilità e individuare strategie comuni.
Questo approccio riconosce che la dispersione scolastica non può essere affrontata esclusivamente come una difficoltà individuale di chi apprende, ma richiede uno sguardo più ampio sulle relazioni, sulle condizioni sociali e sulle opportunità educative disponibili.
La partecipazione alla conferenza ha rappresentato per Cubo Libro un’importante occasione per collegare il lavoro quotidiano nelle scuole e nei quartieri alle riflessioni e alle evidenze scientifiche che orientano le politiche educative europee.
I dati presentati ci ricordano che l’innovazione tecnologica, da sola, non garantisce un’educazione migliore; che la qualità delle relazioni continua a essere determinante per l’apprendimento; e che il contesto socioeconomico non dovrebbe definire le possibilità di futuro di un ragazzo o di una ragazza.
Per questo riteniamo fondamentale continuare a costruire alleanze tra scuole, famiglie, terzo settore e istituzioni, affinché ogni adolescente possa trovare adulti di riferimento, opportunità di partecipazione e condizioni favorevoli per sviluppare le proprie potenzialità.
È questa la direzione in cui intendiamo proseguire con #Hubs4Teens e con gli altri progetti che portiamo avanti e che mirano a trasformare l’ascolto e la ricerca in azioni concrete, capaci di rendere la scuola e la comunità luoghi sempre più inclusivi.
